Breve storia della colonia Iulia Turris Libisonis
L’antica Turris Libisonis, l’odierna Porto Torres, venne fondata nella seconda metà del I secolo a.C., probabilmente tra il 46 e il 41 a.C., per volontà di Giulio Cesare o del figlio adottivo Ottaviano Augusto. La colonia sorse nel nord-ovest della Sardegna, in una posizione particolarmente favorevole, nel punto più profondo del Golfo dell’Asinara, da sempre attraversato dalle rotte e dai traffici marittimi del Mediterraneo.
In quanto colonia romana, Turris Libisonis godeva di uno status giuridico elevato: i suoi abitanti erano cittadini romani e l’amministrazione della città era direttamente collegata a Roma. La scelta del luogo non fu casuale. Il territorio era già ampiamente antropizzato e offriva risorse e infrastrutture sfruttabili dal nuovo insediamento: vie di comunicazione, aree agricole e produttive, cave, saline e insediamenti preesistenti.
Anche il nome Turris potrebbe conservare il ricordo di strutture preesistenti. Secondo una delle interpretazioni proposte dagli studiosi, potrebbe infatti riferirsi alla presenza di una torre o di antichi nuraghi, oggi difficilmente riconoscibili nel paesaggio della Nurra. Il secondo elemento del nome, Libisonis, è stato invece messo in relazione con l’antica denominazione del Nord Africa, la Libya, a testimonianza dei profondi rapporti che legavano la Sardegna al Mediterraneo.

Una città nata intorno al porto
Il primo nucleo dell’insediamento sorse probabilmente nei pressi della riva orientale del Rio Mannu, in un territorio caratterizzato da boschi e pianure destinate all’agricoltura. Nel corso del tempo la città si sviluppò verso est e verso sud, mantenendo il mare come limite naturale settentrionale.
Il porto rappresentò uno degli elementi fondamentali della vita della città. Le prime strutture portuali vennero progressivamente ampliate per rispondere alle crescenti esigenze dei traffici commerciali. Nella zona portuale si sviluppò anche un quartiere produttivo, mentre nelle immediate vicinanze si trovavano importanti strutture destinate alla conservazione delle merci, come gli horrea. La posizione di Turris Libisonis favorì così lo sviluppo di una città dinamica e aperta agli scambi. I ritrovamenti testimoniano rapporti con diverse aree del Mediterraneo, dalla Penisola Iberica al Nord Africa e al Vicino Oriente, e in modo particolarmente stretto con Ostia, l’antico porto di Roma.
La città e le sue necropoli
La crescita dell’abitato è testimoniata anche dall’ampiezza delle sue aree funerarie. Alla più antica necropoli occidentale, sviluppatasi nei pressi del fiume, si aggiunsero nel tempo la necropoli orientale e quella meridionale. La necropoli orientale conserva una straordinaria varietà di testimonianze funerarie: dal cosiddetto Colombario, un unicum in Sardegna, agli ipogei con decorazioni parietali e musive, fino alle sepolture alla cappuccina, alle inumazioni e alle cremazioni.
La Necropoli Meridionale si sviluppò invece in una fase successiva, anche in relazione alla diffusione del Cristianesimo e al progressivo abbandono del rito della cremazione. L’area conserva testimonianze di particolare interesse, tra cui sarcofagi marmorei di produzione ostiense, e si inserisce in un paesaggio funerario che continuerà a mantenere una forte valenza sacra anche nelle epoche successive.
Una città ancora da scoprire
Nonostante le numerose campagne di scavo e i ritrovamenti effettuati nel corso degli anni, molto della città antica rimane ancora da conoscere. La sovrapposizione dell’abitato moderno a quello romano rende infatti difficile ricostruire con precisione l’organizzazione urbana e individuare alcuni degli edifici pubblici fondamentali, come il foro, la curia, la basilica e gli eventuali templi. Sono invece note diverse aree residenziali e monumentali, tra cui le Terme Maetzke, le Terme Pallottino, la Domus dei Mosaici Marini, il complesso del cosiddetto Palazzo di Re Barbaro, le tabernae e un grande impianto termale databile tra la fine del III e l’inizio del IV secolo d.C. Le testimonianze archeologiche restituiscono così l’immagine di una città vitale e prospera almeno fino al V secolo d.C., profondamente inserita nelle dinamiche economiche e culturali del Mediterraneo. Ceramiche, lucerne, oggetti da toeletta, anfore, statuine, are votive, strutture architettoniche e mosaici raccontano una comunità attraversata da persone, merci, idee e tradizioni diverse.
A partire dal V secolo la città iniziò progressivamente a contrarsi, fino al definitivo abbandono dell’abitato nel corso dell’VIII secolo. La popolazione si concentrò sul colle di Monte Angellu, mentre la vicina Sassari assunse progressivamente un ruolo centrale nel territorio.
Le tracce rimaste costituiscono oggi un patrimonio straordinario per ricostruire la storia di Turris Libisonis e, attraverso i suoi reperti, raccontare la vita quotidiana, le relazioni e le trasformazioni di una città romana affacciata sul Mediterraneo.
